Il CAI chiede una deroga al Decreto Sicurezza per gli attrezzi da montagna

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Il Club Alpino Italiano (CAI) ha lanciato un appello per ottenere una specifica eccezione al Decreto Sicurezza, attualmente in fase di conversione. La norma, pensata per contrastare la violenza urbana, rischia di penalizzare ingiustamente escursionisti, alpinisti e soccorritori. Il CAI ha inviato una lettera al Ministero competente e ai leader dei gruppi parlamentari, sottolineando come gli strumenti a lama siano indispensabili per le attività in ambiente montano, non come armi, ma come dotazioni di sicurezza vitali per il primo soccorso, la logistica e la sopravvivenza. L'associazione chiede un intervento correttivo per proteggere milioni di cittadini che praticano sport e attività all'aria aperta in Italia.

L'essenzialità degli strumenti da taglio nelle attività montane e la richiesta del CAI

Il Club Alpino Italiano (CAI) ha sollevato forti preoccupazioni riguardo al Decreto Legge 24 febbraio 2026, n. 23, meglio conosciuto come Decreto Sicurezza. L'associazione ha espresso il suo parere critico in una lettera indirizzata al Ministero di competenza e ai capigruppo di Camera e Senato, evidenziando come l'articolo 1 del decreto, pur mirato a rafforzare la sicurezza pubblica, introduca limitazioni che potrebbero avere conseguenze negative per chi frequenta la montagna. La normativa prevede infatti sanzioni severe per coloro che vengono trovati in possesso di strumenti a lama affilata o appuntita, senza però fare distinzioni tra l'uso in contesti urbani e la loro necessità in ambienti naturali.

Per gli appassionati di escursionismo, gli alpinisti e gli operatori del soccorso, coltelli e attrezzi simili non sono affatto armi improprie, bensì equipaggiamenti fondamentali per la sicurezza personale e altrui. Questi strumenti vengono impiegati per una varietà di scopi cruciali, come il primo soccorso in situazioni di emergenza, la gestione logistica delle attrezzature, e in casi estremi, per la sopravvivenza in condizioni avverse. Il Presidente Generale del CAI, Antonio Montani, ha ribadito la piena condivisione degli obiettivi di sicurezza urbana perseguiti dal decreto, ma ha chiesto l'introduzione di una deroga esplicita che tenga conto delle specificità delle attività svolte in ambiente naturale. Questa richiesta nasce dalla consapevolezza che l'attuale formulazione della legge non considera le esigenze di milioni di cittadini che praticano sport all'aria aperta e per i quali questi strumenti sono indispensabili.

Le criticità del Decreto Sicurezza e l'appello per una normativa mirata

Le nuove disposizioni del Decreto Sicurezza, che impongono sanzioni per il possesso di lame oltre determinate misure fuori dalla propria abitazione, sono state concepite per migliorare la sicurezza nelle città e contrastare la criminalità. Tuttavia, la loro applicazione indiscriminata rischia di compromettere le attività di chi pratica l'escursionismo, l'alpinismo e il soccorso in montagna. La criticità di questa normativa è stata ampiamente discussa non solo tra i soci del CAI, ma anche tra la più vasta comunità di frequentatori della montagna. La ragione principale risiede nel fatto che la legge, nella sua forma attuale, non fa distinzioni tra i diversi contesti di utilizzo, trattando allo stesso modo un coltello usato per attività outdoor e uno potenzialmente impiegato in un contesto di violenza urbana.

Il Club Alpino Italiano, attraverso la sua lettera, ha voluto portare all'attenzione dei legislatori la necessità di un intervento correttivo durante la fase di conversione del decreto. L'obiettivo è quello di garantire che le attività svolte da milioni di cittadini in tutto il territorio italiano, in cui l'uso di strumenti a lama è parte integrante dell'equipaggiamento tecnico e di sicurezza, non vengano penalizzate. Il CAI auspica che le modifiche al decreto possano riconoscere la peculiarità degli ambienti naturali e delle attività che vi si svolgono, consentendo l'uso lecito di questi strumenti a chi ne ha bisogno per motivi di sicurezza e praticità. Un tale aggiustamento legislativo permetterebbe di raggiungere gli obiettivi di sicurezza pubblica senza ostacolare le legittime attività all'aria aperta, che rappresentano una parte importante del patrimonio culturale e sportivo italiano.

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